Pietrabruna festa lavanda

La Lavanda di Pietrabruna: una storia che non ha nulla da invidiare alla Provenza

Nel paesaggio della Riviera dei Fiori, la lavanda non è un elemento ornamentale, ma parte integrante della cultura, dell’economia e della memoria locale. Per decenni, le vallate dell’entroterra imperiese, inclusa Pietrabruna, ospitarono coltivazioni di lavanda selvaggia di altissima qualità e tradizioni di raccolta e distillazione che si intrecciavano con le attività quotidiane delle famiglie contadine.

La stagione della fioritura iniziava a metà luglio e la raccolta veniva eseguita all’alba, con falci nei campi più alti, seguita dalla distillazione in alambicchi tradizionali scelti nei pressi di sorgenti d’acqua per facilitare il processo. Anche se l’estensione dei campi liguri non raggiungeva le enormi distese della Provenza francese, la qualità aromatica dell’essenza ligure — spesso ricavata da Lavandula angustifolia — era ed è eccellente, tanto da spingere gruppi locali a studiare varietà ibride e ad attivare progetti di rilancio.

Negli anni ’70 e ’80 la lavanda fu gradualmente abbandonata a causa di infezioni alle piante e della perdita della forza lavoro rurale. Tuttavia, progetti come “Lavanda Riviera dei Fiori” hanno riunito decine di comuni e aziende agricole per recuperare questa eredità, rilanciare i campi incolti e promuovere l’olio essenziale, gli usi gastronomici e i prodotti cosmetici derivati dalla pianta.

Oggi, eventi come la Festa della Lavanda di Pietrabruna e iniziative territoriali più ampie dimostrano come il profumo viola delle colline liguri meriti attenzione e valorizzazione, non solo per la sua bellezza visiva, ma anche per il valore culturale, produttivo e paesaggistico che porta con sé — una storia di lavanda che non ha nulla da invidiare a quella della Provenza per profondità di legame con la comunità e qualità dei suoi prodotti.

Pietrabruna e Provenza: due lavande, due anime

A prima vista la Provenza colpisce per l’impatto scenografico delle sue grandi distese viola. Pietrabruna, invece, conquista con una bellezza più intima, fatta di pendii terrazzati, campi incastonati tra ulivi e borghi in pietra. Due paesaggi diversi, due modi di raccontare la lavanda, ma una stessa profondità culturale.

Il valore che fa la differenza

Se la Provenza incanta per quantità e spettacolarità, Pietrabruna conquista per autenticità.
Qui la lavanda è legata a un sapere tramandato, a un lavoro condiviso, a una dimensione comunitaria che culmina in eventi come la Festa della Lavanda del 2 agosto 2014, quando dopo trent’anni il fuoco tornò sotto l’alambicco, riaccendendo non solo una distillazione, ma una memoria collettiva.

In Provenza si fotografa un paesaggio.
A Pietrabruna si partecipa a una storia.

Dopo oltre 30 anni il fuoco è tornato sotto il grande alambicco della lavanda.
Il 2 agosto 2014, nel cuore dell’estate ligure, a Pietrabruna si è celebrata una giornata che gli abitanti non dimenticheranno facilmente: la Festa della Lavanda. Per la prima volta dopo molte stagioni, le fiamme sono salite sotto l’antico alambicco utilizzato per la distillazione dell’olio essenziale di lavanda, riportando in vita un gesto simbolico e produttivo che aveva segnato per decenni il ritmo della comunità.

 

La mattina è iniziata con l’allestimento dell’alambicco nella piazza del borgo, seguito dalla distillazione della lavanda fresca, ripetuta poi nel pomeriggio alla presenza di numerosi turisti affascinati dal rito antico. Nei giorni precedenti, gruppi di pietrabrunesi, insieme ad alcuni residenti stranieri, avevano raccolto le spighe nei campi circostanti, tagliandole a mano e portandole all’alambicco pronto a trasformare il profumo in essenza.

Durante tutta la giornata, i visitatori hanno potuto acquistare prodotti tipici nelle bancarelle del centro storico, visitare la chiesa di San Matteo, l’oratorio della Santissima Annunziata, il museo etnografico e una mostra fotografica sulla storia della lavanda a Pietrabruna, con scatti dell’artista tedesco Bert Jager, che visse in paese dal 1979 al 1993. Le fotografie raccontano come, fino agli anni ’80, Pietrabruna fosse tra i territori con i campi di lavanda più estesi e produttivi della provincia, vera protagonista dell’identità rurale locale.

La giornata si è conclusa con un aperitivo al profumo di lavanda, accompagnato dalle note di una fisarmonica, suggellando la volontà di ripetere l’evento ogni anno, per rilanciare la tradizione e l’interesse attorno alla coltivazione della lavanda in queste colline.

 

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